Trilogia della città di K., Agota Kristof

Descrizione ♦

Quando “Il grande quaderno” apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la “Trilogia della città di K” ritrae un’epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.

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Citazioni ♦

“Colpiamo più forte, sempre più forte.
Passiamo le mani sopra una fiamma. Ci incendiamo una coscia, il braccio, il petto con un coltello e versiamo dell’alcol sulle ferite. Ogni volta diciamo:
«Non fa male».
Nel giro di poco tempo non sentiamo effettivamente più nulla. E’ qualcun altro che ha male, è qualcun altro che si brucia, che si taglia, che soffre.”

“«Stia attento Lucas, l’amore a volte è mortale.»”

“«E’ più facile dare che ricevere, vero? L’orgoglio è peccato, padre.»”

” Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.”

“«Ci si imbarca per qualsiasi posto, in qualsiasi momento, con chi si vuole, se lo si vuole davvero.»”

“Le rispondo che cerco di scrivere storie vere, ma, ad un certo punto, la storia diventa insopportabile prpprio per la sua verità e allora sono costretto a cambiarla. Le dico che cerco di raccontare la mia storia, ma che non ci riesco, non ne ho il coraggio, mi fa troppo male. Allora abbellisco tutto e descrivo le cose non come sono accadute, ma come avrei voluto che accadessero.”

“«Sono cose che certe volte succedono. Tutta una famiglia si mette a dormire e quello che non dorme rimane solo.»

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Tre piani, Eshkol Nevo

Descrizione ♦

In Israele, nei pressi di Tel Aviv, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani. Il parcheggio è ordinatissimo, le piante perfettamente potate all’ingresso e il citofono appena rinnovato. Dagli appartamenti non provengono musiche ad alto volume, né voci di alterchi. La quiete regna sovrana. Eppure, dietro quelle porte blindate, la vita non è affatto dello stesso tenore.
Al primo piano vive una coppia di giovani genitori, Arnon e Ayelet. Hanno una bambina, Ofri, che occasionalmente affidano alle cure degli anziani vicini in pensione. Ruth e Hermann sono persone educate, giunte in Israele dalla Germania, lui va in giro agghindato in giacca e cravatta, lei insegna pianoforte al conservatorio e usa espressioni come «di grazia». Un giorno Hermann, che da tempo mostra i primi sintomi dell’Alzheimer, «rapisce» Ofri per un pomeriggio, scatenando una furia incontenibile in Arnon, inconsciamente e, dunque, irrimediabilmente convinto che dietro quel gesto, in apparenza dettato dalla malattia, si celi ben altro.
Al secondo piano Hani, madre di due bambini e moglie di Assaf, costantemente all’estero per lavoro, combatte una silenziosa battaglia contro la solitudine e lo spettro della follia che, da quando sua madre è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico, non smette mai di tormentarla. Un giorno Eviatar, il cognato che non vede da dieci anni, bussa alla sua porta e le chiede di sottrarlo alla caccia di creditori e malintenzionati con cui è finito nei guai. Hani non esita a ospitarlo e a trovare cosí un riparo alla sua solitudine. Salvo poi chiedersi se l’intera vicenda non sia un semplice frutto dell’immaginazione e dei desideri del suo Io.
Dovra, giudice in pensione che vive al terzo piano, avverte l’impellente bisogno di dialogare con il marito defunto e per farlo si serve di una vecchia segreteria telefonica appartenutagli. Ritorna in tal modo sul passato suo e di suo marito, sul loro ruolo di genitori-guardiani della vita del figlio Arad, ruolo che ha spinto quest’ultimo dapprima a un tragico errore, poi a compiere un gesto estremo che lo ha escluso per sempre dalla loro vita.
Sorto da una brillante idea narrativa: descrivere la vita di tre famiglie sulla base delle tre diverse istanze freudiane – Es, Io, Super-io – della personalità, Tre piani si inoltra nel cuore delle relazioni umane: dal bisogno di amore al tradimento; dal sospetto alla paura di lasciarsi andare. E, come nella Simmetria dei desideri, l’opera che ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Eshkol Nevo, dona al lettore personaggi umani e profondi, sempre pronti, nonostante i colpi inferti dalla vita, a rialzarsi per riprendere a lottare.

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Citazioni ♦

“Forse è proprio per questo che ti scrivo. Perché ti ricordi della versione migliore di me. Mi basta scrivere il tuo nome in cima alla pagina per sentirmi un poco più pulita.”

“Le cose stanno così. A volte chi sparge sale non sa che il suo sale incontra una ferita, invece di un’insalata.”

“Una cosa di cui sono davvero orgogliosa come mamma è il fatto di aver insegnato ai miei figli che l’amore si trasmette innanzitutto tramite il contatto fisico. Li vedo quando salutano gli altri bambini. Sono sempre loro ad abbracciarli per primi. A volte è un po’ ridicolo, l’altro bambino non capisce e rimane lì a braccia penzoloni, però a me si rimpie il cuore di gioia. Perché? Almeno in questo sono riuscita a spezzare la catena. Mia nonna non abbracciava mia madre, perciò la mamma non abbracciava me. Io invece abbraccio Liri. E così lei abbraccerà sua figlia.”

“La sua ansia di essere una di noi ci ha fatto capire che esisteva un “noi”.”

“C’è desiderio e c’è bisogno. Lì, nella Fiat Uno, si trattava di bisogno. Avevo bisogno che qualcuno mi vincesse. Se sei vinta, non hai più paura. Se sei vinta, non te ne frega niente dell’abisso. Te ne stai buttata sul sedile di fianco al guidatore, senza responsabilità. Hai le gambe aperte sul cruscotto, nel corpo ti scorrono flussi di dolore piacevole e credi, almeno per qualche attimo, che niente cambierà, che il tempo ha smesso il suo movimento silenzioso verso la scadenza e si può restare così. Per sempre.”

“Nei veri adii qualcosa rimane sempre tronco.”

“Assaf non grida. Cancella. Chi tradisce la sua fiducia, viene eliminato dalla lista dei suoi beneficiari interiori. E una volta che ti ha eliminato dalla lista, diventa impossibile rientrarci.”

“Enrique si è portato la chitarra sotto l’albero di Hani e le ha cantato Something in the Way dei Beatles con un accento spagnolo spassosissimo e quando ha finito hanno applaudito da tutti i meli e lui si aspettava un bacio, ma a Hani non è mai piaciuto ballare al ritmo del flauto delle aspettative altrui, perciò gli ha rivolto un sorriso dolcissimo e ha ripreso a raccogliere mele, i suoi baci li ha serbati per la notte, in camera, dove potevano essere veri, privati, non di tutti.”

“E’ un po’ imbarazzante avere di nuovo bisogno di te, nello stesso identico modo, dopo più di vent’anni, perché vorrei credere che il tempo passato da allora abbia un senso. Un marito, due figli. Una stanza tutta per me. Che tutto questo mi avesse dotata di una certa stabilità. Ma evidentemente la nostra anima non procede in avanti, solo in cerchi. E ci condanna a cadere e ricadere nelle stesse buche.”

“Qual è poi il più grande segreto che possiamo nascondere al mondo? Il segreto della nostra vulnerabilità. E questo io a te l’ho rivelato ogni giorno.”

“Ti sei tenuto tutto il pianto nel petto per vent’anni. Finchè non hai incontrato me.”

“Lo so, tu non credi a questo genere di metamorfosi improvvise. Ma le metamorfosi rapide possono avvenire, se sotto la superficie ribolliva qualcosa in attesa di esplodere.”

“Risvegliatevi dalle vostre partite di poker e dall’eccesso di preoccupazione per i vostri figli e per i vostri patetici tradimenti, generati dal vuoto e non dalla passione. Svegliatevi dalle vostre poltrone troppo comode davanti al televisore e dai vostri consulenti finanziari che consigliano di accendere un mutuo per comprare un altro appartamento in un condominio identico a questo, in una periferia identica a questa. Svegliatevi dalla mancanza di fede, dalla mancanza di partecipazione e dalla mancanza di interesse. Risvegliatevi dall’eccesso di vacanze e dall’eccesso di automobili, dall’eccesso di oggetti elettronici e dall’eccesso di corsi per i figli. Non lontano da qui sta succedendo qualcosa di veramente importante. E voi dormite.”

“Ti percepisco in ogni angolo. Sento i tuoi passi dietro di me. Una gamba leggermente più lunga dell’altra. La notte, mi allungo verso il tuo lato del letto. Ti cerco. Mi parli nella testa mentre guardo la televisione. Esprimi la tua opinione, generalmente negativa sul livello del programma. Per mesi, dopo che te ne sei andato, ho continuato a comprare cetrioli sott’aceto. Sì, ti trovo anche in cucina. Il tuo odore, l’odore del tuo corpo, improvvisamente si fa strada, senza preavviso, tra gli effluvi delle pentole. A volte per errore apparecchio ancora la tavola per due. Quando esco, ti saluto in cuor mio. E rientrando, in cuor mio ti saluto.
Ancora più tremendi sono i momenti in cui non ti sento più. Momenti che ultimamente si sono moltiplicati. D’un tratto non riesco a ricordare la forma delle tue orecchie. Riesco a risolvere uno dei tuoi cruciverba criptici senza di te. A sturare il lavandino senza di te. Allora sento il vuoto dove prima c’eri tu. Sento che questa casa è vuota dove prima c’eravamo noi. E se ci rimarrò mi cattureranno le tele di ragno della tua morte; mi si tessono intorno e finirò per morire come un insetto.”

“Le coppie veramente unite si spartiscono non solo le mansioni casalinghe, ma anche le mansioni della memoria.”

“Chi parte anela alla libertà del viaggio, e chi resta si abitua a cavarsela senza chi è in viaggio.”

“Se mi chiedessero cos’è l’amore, direi: la certezza che esiste, in questo mondo bugiardo, una persona completamente onesta con te e con la quale tu sei completamente onesta, e fra voi è solo verità, anche se non sempre dichiarata.”

“Pareva che, nonostante i presenti in teoria decantassero fraternità e cooperazione, la tensione più impellente fosse quella all’individualismo.”

“Sono convinta che sapevi cosa si nascondeva nella copertina di Bach ma hai deciso, saggiamente, di tacere. Accettare per me questo compromesso, e molte altre piccole rinunce, per poter, al momento giusto, esigere in cambio da me la rinuncia più grande.”

“I colpi più dolorosi arrivano quando non si è pronti a difendersi.”

“Se c’è una cosa che le ultime settiamane mi hanno insegnato, è che le persone sensate non esistono. E nemmeno le azioni sensate. Esiste solo l’azione che una persona specifica, in un momento specifico, deve compiere.”

“Volevo parlare con te perché sapevo che a te avrei potuto dire solo la verità. Tutta la verità. E questo mi avrebbe costretto a fare la cosa più difficile: levare le maschere e guardarmi in faccia, guardare le mie scelte e le loro conseguenze, nel bene e nel male. Anche nel peggiore dei mali.”

“Capisci Sigmund Freud era un uomo molto intelligente, ma ieri sera, dopo aver terminato l’ultimo volume dell’opera omnia e averlo posato sul comodino, ho pensato che un errore l’ha fatto. I tre piani dell’anima non esistono dentro di noi. Niente affatto! Esistono nello spazio tra noi e l’altro, nella distanza tra la nostra bocca e l’orecchio che ascolta la nostra storia. E se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno lo storia. Se non c’è uno così, a cui svelare segreti, con cui sciorinare ricordi e consolarsi, allora si parla con la segreteria telefonica. Michael. L’importante è parlare con qualcuno. Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo, siamo condannati a brancolare disperati nel buio, nell’altrio, in cerca del pulsante della luce.”

“Probabilemnte diresti che devo aspettare un invito esplicito da Adar. Non è la nostra strada imporci agli altri.
Ma d’ora in poi non si tratta più della nostra strada, amore mio, fiore mio, mia sventura.
D’ora in poi è la mia strada.”

 

L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera

Descrizione ♦

Pietra miliare della letteratura del Novecento, il romanzo mette in scena un perfetto quadrilatero amoroso entro cui le storie dei protagonisti s’intrecciano con le grandi domande della vita, come quelle sul valore delle scelte individuali, sul rapporto tra pesantezza e leggerezza, libertà e costrizione. Alla fine degli anni Sessanta, tra la Primavera praghese e l’invasione sovietica, la giovane Tereza e il marito Tomas, la pittrice Sabina e il suo amante Franz, oscillando tra fedeltà e tradimenti, esplorano passioni e vertigini di un mondo che è diventato una trappola.

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Citazioni ♦

“La luce rossa del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina.”

“Questa riconciliazione con Hitler tradisce la profonda perversione morale che appartiene a un mondo fondato essenzialmente sull’inesistenza del ritorno, perché in un mondo simile tutto è già perdonato e quindi tutto è cinicamente permesso.”

“Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l’immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica.
Al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa sì che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l’alto, si allontani dalla terra, dall’essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato.”

“Tomàs allora non si rendeva conto che le metafore sono una cosa pericolosa. Con le metafore è meglio non scherzare. Da una sola metafora può nascere l’amore.”

“Avere compassione (co-sentimento) significa vivere insieme a qualcuno la sua disgrazia, ma anche provare insieme a lui qualsiasi altro sentimento: gioia, angoscia, felicità, dolore. Questa compassione designa quindi la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia delle emozioni. Nella gerarchia dei sentimenti è il sentimento supremo.”

“Solo ciò che è necessario è pesante, solo ciò che pesa ha valore.”

“La grandezza dell’uomo risiede per noi nel fatto che egli porta il suo destino come Atlante portava alle spalle la volta celeste. L’eroe beethoveniano è un sollevatore di pesi metafisici.”

“Chi non pensa al proprio corpo, ne diventa facilmente vittima.”

“Il suo comportamento non è che un unico gesto brutale col quale essa rinnega la sua bellezza e la sua giovinezza. Al tempo in cui nove pretendenti si inginocchiavano in cerchio attorno a lei, essa proteggeva con cura la sua nudità, come a voler esprimere, attraverso la misura del pudore, il valore del suo corpo. Se oggi non si vergogna, lo fa in maniera radicale, usa la sua impudicizia per tirare un solenne tratto di penna sulla vita e gridare forte che la giovinezza e la bellezza, che lei ha sopravvalutato, non hanno in realtà alcun valore.”

“La madre chiede giustizia per sé e vuole che il colpevole sia castigato. Per questo insiste affinché la figlia rimanga con lei nel mondo dell’impudicizia, dove la giovinezza e la bellezza non significano nulla, dove l’intero universo non è che un enorme campo di concentramento di corpi identici fra loro e con l’anima invisibile.”

“Soltanto il caso può apparirci come messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi del caffè in una tazzina.”

“Ciò che gridava in lei era l’ingenuo idealismo del suo amore che voleva essere abolizione di tutti i contrasti, abolizione della dualità di anima e corpo, e forse anche abolizione del tempo.”

“Quando viveva con la madre, le era proibito chiudersi a chiave in bagno. Con ciò la madre voleva dirle: il tuo corpo è come tutti gli altri corpi; non hai alcun diritto al pudore; non hai alcun motivo di nascondere qualcosa  che esiste con forma identica in miliardi di altri esemplari. Nel mondo della madre tutti i corpi erano uguali e marciavano uno dietro l’altro in fila interminabile. Fin dall’infanzia, la nudità era stata per Tereza il segno dell’uniformità obbligatoria del campo di concentramento; un segno di umiliazione.”

“La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.”

“La debolezza che a quel tempo era sembrata loro insopportabile, ripugnante, e che li aveva cacciati via dal loro paese, quella debolezza all’improvviso l’attirava. Si rendeva conto di appartenere ai deboli, e che ad essi doveva essere fedele appunto perché erano deboli e boccheggiavano a metà delle frasi.”

“Si erano creati a vicenda un inferno pur volendosi bene. Il fatto che si volevano bene era la dimostrazione che l’errore non era in loro stessi, nel loro comportamento o nel loro sentimento labile, bensì nella loro incompatibilità, poiché lui era forte e lei debole. Lei era come Dubcek che a metà di una frase faceva una pausa di mezzo minuto, era come la sua patria che balbettava, boccheggiava e non riusciva a parlare.
Ma è proprio il debole che deve saper essere forte e andar via, quando il forte è troppo debole per poter far del male al debole.”

“Per lui l’amore non era un prolungamento della sua vita pubblica bensì il polo opposto. Significava per lui il desiderio di darsi in balìa dell’altro. Chi si dà all’altro come un soldato si dà prigioniero, deve prima consegnare tutte le armi. E così privato di ogni difesa, non può fare a meno di chiedersi quando arriverà il colpo. Posso dunque affermare che per Franz l’amore era una continua attesa di un colpo imminente.”

“Ora, forse, possiamo capire meglio l’abisso che separava Sabina e Franz: lui ascoltava con avidità la storia della sua vita e le, con la stessa avidità, lo ascoltava. Capivano perfettamente il significato logico delle parole che si dicevano, ma non sentivano il mormorio del fiume semantico che scorreva in quelle parole.
Per questo, quando lei si era messa la bombetta davanti a Franz, lui si era sentito a disagio, come se qualcuno gli avesse parlato in una lingua sconosciuta. Quel gesto non gli era parso né osceno né sentimentale, era soltanto un gesto incomprensibile che lo sconcertava per la sua assenza di significato.”

“L’aveva amata dall’infanzia fino al momento in cui l’aveva accompagnata al cimitero, e l’amava anche nel ricordo. Da questo gli veniva l’idea che la fedeltà sia la prima fra tutte le virtù, che la fedeltà conferisca unità alla nostra vita, la quale altrimenti si frantumerebbe in migliaia di impressioni fuggitive.”

“Gli estremi significano i confini oltre i quali la vita termina, e la passione per l’estremismo, in arte come in politica, è un desiderio di morte mascherato.”

“La cultura scompare nell’abbondanza della sovrapproduzione, nella valanga dei segni, nella follia della quantità.”

“Disse: «Perché la tua forza non la usi qualche volta contro di me?»
«Perché l’amore significa rinunciare alla forza.» disse Franz piano.”

“Nell’istante in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, volenti o nolenti, ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità. Avere un pubblico, pensare a un pubblico, significa vivere nella menzogna.”

“Una persona può tradire i genitori, il marito, l’amore, la patria, ma quando poi non  ci sono più né genitori, né marito, né amore, né patria, che cosa resta da tradire?”

“Ciò che da senso al nostro comportamento è sempre qualcosa che ci è totalmente sconosciuto.”

“Forse se fossero rimasti insieme ancora per qualche tempo, avrebbero cominciato a capire a poco a poco le parole che dicevano. I loro vocabolari si sarebbero pudicamente e lentamente avvicinati l’uno all’altro come amanti molto timidi, e la musica dell’uno avrebbe cominciato a intrecciarsi con la musica dell’altro.”

“Le domande veramente serie sono solo quelle che possono essere formulate da un bambino. Solo le domande più ingenue sono veramente serie. Sono domande per le quali non esiste risposta. Una domanda per la quale non esiste risposta è una barriera oltre la quale non è possibile andare. In altri termini: sono proprio le domande per le quali non esiste risposta che segnano i limiti delle possibilità umane e tracciano i confini dell’esistenza umana.”

“Che cos’è la civetteria. Si potrebbe dire che è un comportamento che mira a suggerire la possibilità di un’intimità sessuale, senza che questa possibilità appaia mai come certezza. In altri termini: la civetteria è una promessa di coito non garantita.”

“Tereza sa che il momento in cui nasce l’amore si presenta così: la donna non resiste alla voce che chiama all’aperto la sua anima spaventata; l’uomo non resiste alla donna la cui anima presta orecchio alla sua voce.”

“I regimi criminali non furono creati da criminali ma da entusiasti, convinti di aver scoperto l’unica strada per il paradiso.”

“La ragazza parlava del temporale, sorridendo trasognata, e lui la guardava con stupore, quasi con vergogna: aveva vissuto qualcosa di bello e lui non l’aveva vissuto con lei. Nella doppia reazione della loro memoria al temporale notturno era contenuta tutta la differenza fra l’amore e il non amore.”

“Lei odiava quella distanza. Voleva fondersi con lui. Per questo sosteneva testardamente, guardandolo negli occhi, di non aver goduto, anche se il suo tappeto era umido del suo orgasmo «Non cerco il godimento,» diceva «cerco la felicità, e il godimento senza felicità non è godimento». In altre parole, lei batteva al cancello della sua memoria poetica. Ma il cancello era chiuso. Nella memoria poetica di Tomàs non c’era posto per lei. Per lei c’era posto solo sul tappeto.”

“L’amore comincia con una metafora. In altri termini: l’amore comincia nell’istante in cui la donna si iscrive con la sua prima parola nella nostra memoria poetica.”

“«Nel tuo articolo c’è una cosa stupenda» continuò il figlio e si vedeva che parlava con sforzo «Il rifiuto dei compromessi. Il senso, che noi stiamo perdendo, di una chiara distinzione tra il bene e il male. Noi non sappiamo più cosa vuol dire sentirsi colpevoli. I comunisti hanno la scusa di essere stati ingannati da Stalin. L’assassino si scusa dicendo che la madre non gli voleva bene e che è frustrato. E all’improvviso tu hai detto: non esiste nessuna giustificazione. Nessuno, nel profondo della sua coscienza, è più innocente di Edipo. Eppure egli si punì da solo quando vide ciò che aveva commesso.»”

“Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. E’ per questo che l’uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.”

 

Soffocare, Chuck Palahniuk

Descrizione ♦

Victor Mancini, studente di medicina fallito, ha architettato un fantasioso sistema per pagare le spese ospedaliere della vecchia madre: ogni giorno va a cena in un ristorante diverso e, nel bel mezzo della serata, finge di soffocare per colpa di un boccone andato di traverso.Immancabilmente qualcuno si lancia a salvarlo, e altrettanto immancabilmente diventa una sorta di padre adottivo del protagonista e in occasione dell’anniversario dell’incidente gli invia dei soldi. Dopo anni di questa attività il nostro eroe si trova a ricevere quasi quotidianamente un gruzzolo da persone di cui ormai non ricorda nulla ma che gli sono grate per aver dato un senso alle loro vite. Dopo il grande successo di Fight Club, Chuck Palahniuk ci offre ancora una volta un ritratto geniale, sulfureo e divertentissimo della vita, dell’amore, del sesso e della morte nel mondo di oggi.

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Citazioni ♦

“E il ragazzino è tanto stupido da pensare che un quadro o una scultura o un racconto possano in qualche modo rimpiazzare le persone a cui vuoi bene.”

“Perché a quanto si dice chi dimentica il passato è condannato a riviverlo.”

“La verità è che un figlio di madre single, sposato ci nasce. Non so, è come se finché tua madre non muore tutte le altre donne della tua vita possano soltanto essere delle amanti.”

“E poi in questo posto se sei un pervertito non è colpa tua. Un comportamento sessuale compulsivo non significa solo che ti fai succhiare il cazzo in continuazione. E’ dipendenza di tipo fisico che aspetta soltanto di essere classificata dal sistema sanitario, perché le cure mediche te le paghi l’assicurazione.”

” Gli orgasmi inondano il corpo di endorfine che alleviano il dolore e ti calmano. I sessodipendenti in realtà hanno una dipendenza dalle endorfine, non dal sesso. I sessodipendenti hanno un bisogno folle delle feniletilamina peptide che si produce in situazioni di pericolo, di infatuazione, di rischio e di paura. Per un sessodipendente, le tette, il cazzo, il clitoride o la lingua o il buco del culo sono una pera di eroina sempre lì, sempre pronta all’uso. Nico e io ci amiamo come un tossico ama la sua dose.”

“Perché nell’istante preciso in cui tutto ciò finirà, io e lei ci faremo schifo a vicenda. L’istante in cui ci ritroveremo a sentire freddo e a sudare sul pavimento del bagno, un attimo dopo essere venuti, ci passerà persino la voglia di guardarci in faccia.”

“Questa massa di sfigati e balordi che viene a nascondersi qui perché nel mondo reale, con dei lavori reali, non ce la fa: in fin dei conti non è questo il motivo per cui tanto tempo fa ce ne siamo andati dall’Inghilterra? Per creare la nostra realtà alternativa. I Padri Pellegrini non erano un po’ gli scoppiati della loro epoca? Certo, a differenza di loro, che volevano semplicemente credere in una versione diversa dell’amore di Dio, gli sfigati con cui lavoro io cercano la salvezza attraverso comportamenti compulsivi.”

” Quasi nessuno avrebbe coraggio di mettersi culo all’aria davanti a una scimmia, figuriamoci davanti a una scimmia e a una macchina fotografica e alle luci, anche se fosse, prima correrebbe a farsi un miliardo di addominali e una lampada e un nuovo taglio di capelli. Dopodiché passerebbe ore col culo per aria davanti a uno specchio, cercando di capire qual è il profilo migliore.”

“Per lo stupido ragazzino il succo del discorso stava diventando quello, ogni giorno di più…
Che se un numero sufficiente di persone ti avessero guardato non avresti mai più avuto bisogno dell’attenzione di nessuno.
Che se un giorno ti avessero smascherato, denudato e sbugiardato abbastanza non saresti mai più riuscito a nasconderti. Non ci sarebbe più stata alcuna differenza tra la tua vita privata e quella pubblica.
Che se fossi riuscito a possedere abbastanza, a realizzare abbastanza, non avresti mai più desiderato possedere né fare nient’altro.
Che se avessi mangiato o dormito abbastanza, non ne avresti mai più avuto bisogno.
Che se un numero sufficiente di persone ti avessero amato, non avresti più avuto bisogno d’amore.
Che potevi essere intelligente abbastanza.
Che un giorno avresti fatto abbastanza sesso.
Divennero questi i nuovi obiettivi del ragazzino. Le illusioni che lo avrebbero nutrito per il resto della sua vita.”

“Che la tortura è vera tortura e l’umiliazione vera umiliazione soltanto quando si sceglie di soffrire.”

“Poi accende la televisione e si mette a guardare una soap opera, avete presente no?Gente vera che interpreta gente finta e con problemi inventati, a uso e consumo di gente vera che la guarda per dimenticare problemi veri.”

“La magia del sesso sta nella conquista sgravata dal fardello del possesso. Puoi portarti a casa tutte le donne che vuoi e non devi mai preoccuparti di dove metterle.”

“A fingersi debole acquisisci potere. E al tempo stesso fai sentire le persone più forti. Lasciandoti salvare tu salvi loro.”

“E’ una partita persa. Tutti gli uomini che hanno attraversato la vita di Eva sono probabilmente stati suo fratello maggiore, in un modo o nell’altro. Che lei se ne renda conto o meno, ha passato la vita aspettando e aspettandosi che gli uomini se la spupazzassero. Sul serio, anche adesso, mummificata nella sua pelle raggrinzita, Eva è ancora una bambina di otto anni.”

“Probabilmente è così che gli uomini hanno sempre reagito all’ostilità di Eva. Distraendola. Aspettando che le passasse. Evitando lo scontro. Scappando.
Più o meno nello stesso modo in cui tutti quanti viviamo le nostre vite, guardando la televisione. Fumando merda. Prendendo medicinali a casaccio. Spostando la nostra attenzione. Masturbandoci. Rimuovendo.”

“«A volte» dice Danny, e tira su col naso, «è come se fossi io a voler esser picchiato e punito. Va benissimo anche se Dio non esiste, però qualcosa da rispettare lo voglio lo stesso. Non mi va di essere il centro del mio universo.»”

“«Si» dice. «Io ero contro tutto, ma mi capita sempre più spesso di pensare che non sono mai stata pro niente»”

“«Lamentarsi non significa creare qualcosa» dice la voce fuoricampo di mia madre. «Ribellarsi non significa ricostruire. Sbeffeggiare le cose non significa cambiarle…»”

“«Nella ribellione io mi ci nascondevo. Usavamo la critica come finto strumento di partecipazione.»”

“«Il mio obiettivo» disse la Mamma «non è quello di semplificarmi la vita.»
Disse: «Il mio obiettivo è di semplificare me stessa

“Le medicine cosmetica, disse, gli antidepressivi e i farmaci che ti stabilizzano l’umore curano solo i sintomi di un problema più grosso.
Le dipendenze, disse, sono solo uno dei tanti modi per curare lo stesso problema. Le droghe, la bulimia, l’alcol, il sesso sono solo strumenti per trovare un po’ di pace. Per sfuggire a ciò che conosciamo. A quello che ci insegnano. Al nostro boccone di mela.”

“Nessuno aveva lasciato spazio all’avventura. Se non al tipo di avventura che si può comprare.”

“Nella cappella, dopo aver gettato la spugna, mentre ci riabbottonavamo i vestiti io ho detto a Paige: «Lascia perdere il tessuto fetale. Lascia perdere il risentimento contro le donne forti.» Le dico: «Vuoi sapere il vero motivo per cui non ti scopo?»
Abbotonandomi le braghe corte le ho detto: «La verità è che forse vorrei solo volerti bene.»”

“Ti fumi una canna e finisci a farti le pere. La nostra è la cultura del più: più grande, più bello, più forte, più veloce. La parola d’ordine è: progresso. In America, se non hai una dipendenza sempre nuova e migliore di quella prima sei un fallito.”

“Per impedirmi di provare qualsiasi cosa, continuo a ingozzarmi. A ingozzarmi di sesso, a ingozzarmi di sentimenti. Per un sessodipendente è la stessa cosa.”

“E ogni volta che mi succedeva pensavo: Ma perché la gente non chiude la porta a chiave?
Come se queste cose succedessero per caso.
Nel circuito, niente succede per caso.”

“Questa gente più che cercare un orgasmo cerca l’oblio. Dimenticare. Tutto. Per due, dieci, venti minuti. Mezz’ora.”

“«L’America ha uno slogan: ‘Mai abbastanza’. Niente è mai abbastanza veloce. Abbastanza grande. Non siamo mai contenti. Cerchiamo sempre di migliorare…»”

“E non c’è via di fuga, per chi vive in fuga. Distraendosi. Evitando lo scontro. Aspettando che passi. Masturbandosi. Negando.”

“Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Eroi o vittime. A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi.
A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro.
Oppure possiamo scegliere da noi.
E forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito.”

La cura Schopenhauer, Irvin Yalom

Descrizione ♦

Julius Hertzfeld si è guardato allo specchio stamattina. Attorno alla bocca poche rughe. Occhi forti e sinceri che possono reggere lo sguardo di chiunque. Labbra piene e cordiali. La testa coperta di riccioli neri e ribelli che si stanno appena ingrigendo sulle basette. Il corpo senza un’oncia di grasso. Insomma, lo specchio gli ha detto che è ancora lui: Julius Hertzfeld, brillante professore di psichiatria presso l’università della California, terapeuta dal caldo sorriso e dalla solida reputazione, uomo prestante che non ha affatto l’aria del sessantacinquenne cui è stato appena comunicato, con fredda e brutale sincerità, che ha poco più di un anno di vita. Che fare quando la vita spensierata termina di colpo e il nemico, fino a quel momento invisibile, si materializza in tutta la sua terrificante realtà? Julius Hertzfeld non ha dubbi: sa esattamente come trascorrerà il suo anno finale. Continuerà a occuparsi dei suoi pazienti e a cercare di ridestare, nella terapia di gruppo, il sentimento della vita dentro di loro. Per riparare gli errori commessi e per lanciare un’ultima sfida, contatta un ex paziente, Philip, filosofo arrogante, sessuomane e narcisista, e lo coinvolge in una terapia di gruppo. Del gruppo fa parte però anche una delle vittime della sessuomania di Philip, e la situazione genera un livello di tensione e coinvolgimento tali che nessuno resta più lo stesso. Hertzfeld affronta il trattamento di Philip ricorrendo al pensatore che l’arrogante filosofo considera il suo guru personale, il suo alter ego: Arthur Schopenhauer. E la “cura Schopenhauer” inizierà a mostrare i suoi effetti.

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Citazioni ♦

“Il paziente dice che questa frase, questo paradosso – « che è la cosa che volevo fare davvero fin dal principio» – l’aveva assillato per tutta la settimana ed era stata la vera spinta per iniziare la terapia. «Questo è quello su cui mi voglio incentrare durante la terapia», dice. «se ‘quello’ è ciò che voglio – leggere e farmi una bella dormita – dottor Hertzfeld, mi dica, perché non posso farlo, perché non lo faccio?»”

“«Ti avevo raccontato una delle mie serate tipiche: lo sai, rimorchiare una donna da qualche parte, ortarla a cena, la scena della seduzione nella mia camera da letto con la solita routine di sempre e la solita musica d’atmosfera. Ricordo di acerti chiesto la tua opinione a proposito della mia serata, e se la trovavi disgustosa o immorale».
«Non rammento la mia risposta».
«Mi hai detto che non la trovavi né disgustosa né immorale, solo noiosa. Rimasi sconvolto dall’idea che stessi vivendo una vita noiosa, ripetitiva».
«Ah, interessante. Così questa è stata una delle due affermazioni. E l’altra?»
«Stavamo discutendo di epitaffi funebri. Non ricordo perché, ma credo che tu avessi sollevato la questione di quale epitaffio avrei scelto per me…»
«E’ possibilissimo. Ho sempre usato quella domanda quando sento che si è giunti a un impasse e ho bisogno di un intervento che metta in movimento la situazione. E…?»
«Be’ mi suggeristi che avrei potuto farmi incidere sulla lapide la frase: ‘Gli piaceva scopare’. E poi aggiungesti che la frase avrebbe potuto essere un ottimo epitaffio anche peril mio cane, che avrei potuto usare la stessa lapide per me e per il cane».
«Una cosetta abbastanza forte. Sono stato davvero così duro?»
«Non è quello che conta. Quello che conta è la sua efficacia e persistenza.»

Non sono le idee, né la visione, né i mezzi concreti quello che davvero importa nella terapia. Se uno, alla fine di una terapia, interroga i pazienti a proposito del processo, che cosa ricorderanno questi pazienti? Mai le idee: è sempre la relazione.”

“Julius faceva fatica a ricordare le battute finali delle barzellette, ma in quel momento gliene tornò in mente una che aveva sentito anni prima. Una mattina un figlio dice alla madre: «Oggi non voglio andare a scuola».
«Perché no?» chiede la madre.
«Per due ragioni: odio gli studenti, e loro odiano me».
La madre risponde: «Ci sono due ragioni per cui devi andare a scuola: primo, hai quarantacinque anni e, secondo, sei il preside».”

“Forse stava insegnando al figlio che le alternative si escludevano, che per ogni sì doveva esserci un no.”

“Julius annuì tristemente. Era vero che non aveva mai realmente assaporato l’attimo, mai afferrato il presente, mai detto a se stesso: «Eccolo qui, questo momento, questo giorno… questo è quello che voglio! Questi sono i cari vecchi giorni, proprio adesso. Che io possa rimanere in questo attimo, che io possa radicarmi in questo luogo per sempre». No, aveva sempre creduto che il boccone più gustoso della vita non fosse ancora stato assaporato e aveva sempre concupito il futuro… Il tempo in cui satebbe stato più grande, più intelligente, più grosso, più ricco. E poi era arrivato lo sconvolgimento, il tempo del grande capovolgimento, l’improvvisa e catastrofica perdita degli ideali del futuro, e l’inizio del dolente struggimento per come le cose erano solite essere in passato.”

“Senza dubbio la ctonica e persistente riluttanza di Julius ad afferrare il presente aveva devastato il suo matrimonio. Sebbene avesse amato Miriam dal momento in cui le aveva messo gli occhi addosso nella decima classe, al tempo stesso ce l’aveva sempre avuta con lei, sentendola come un ostacolo che lo teneva lontano da quella moltitudine di donne di cui si sentiva autorizzato a godere. Non aveva mai completamente riconosciuto che la sua ricerca di una compagna fosse giunta a conclusione o che la libertà di seguire la propria lussuria fosse anche solo minimamente limitata. Quando ebbe inizio il suo internato scoprì che i dormitori del personale dell’ospedale erano direttamente adiacenti a quelli della scuola infermiere, traboccanti di giovani infermiere nubili che andavano pazze per i dottori. Era un autentico paese della cuccagna, e lui si era rimpinzato con un gran numero di sapori.
Era stato solo dopo la morte di Miriam che doveva essersi verificato il capovolgimento. Nei dieci anni trascorsi da quando l’incidente d’auto gliel’aveva portata via, l’aveva avuta più cara di quanto avesse mai fatto quando era viva.”

“«Nietzsche», intervenne Philip, «una volta ha detto qualcosa sul fatto che, quando ci svegliamo scoraggiati nel mezzo della notte, i nemici che avevamo sconfitto molto tempo prima tornano ad assillarci».”

“«Per citare un vecchio saggio, san Julius, una domanda non è una domanda se si sa la risposta»”

“In primo luogo c’era stata l’esortazione di Freud che il terapeuta dovesse protendersi in modo umano verso una donna bella e non trattenersi o penalizzarla semplicemente per colpa della sua bellezza. Il secondo punto era stato un saggio che aveva letto da studente, intitolato La bella donna vuota, che attribuiva grande importanza al fatto che la donna autenticamente bella è così spesso oggetto di attenzioni e riguardi soltanto in virtù della propria apparenza da giungere a trascurare lo sviluppo di altre parti di sè. La sua fiducia e i sui sentimenti di successo sono solo epidermici, e quando la sua bellezza svanisce si rende conto di avere poco da offrire; non ha sviluppato né l’arte di essereuna persona interessante né quella di sapersi interessare agli altri.”

“«Precisamente», rispose Philip, «e una persona saggia non trascorrerà la sua vita a cercare di conseguire la popolarità. E’ una chimera. La popolarità non definisce cosa sia vero o casa sia bene: piuttosto il contrario, è un livellatore, un volgarizzante, Molto meglio cercare all’interno per trovare i propri valori e i propri obiettivi».”

“«Bonnie e Rebecca hanno delle sofferenza simili. Bonnie non può tollerare di essere impopolare, mentre Rebecca non può tollerare di non essere più popolare. Entrambe sono ostaggi del capriccio di quel che pensano gli altri. In alre parole la felicità, per entrambe, è nelle mani e nella testa degli altri. E per entrambe la soluzione è la stessa: più uno ha dentro di sé, meno vorrà dagli altri.»”

“«L’altro giorno» disse Julius, «ho avuto una conversazione con un collega a proposito di una sua paziente. Lui diceva che lei aveva l’abitudine di fare in modo che le venissero scagliate addosso delle lance, per poi trafiggersi con le proprie mani. Forse qui mi sto lasciando un po’ troppo andare, Bonnie, ma mi è venuto in mente quando ho visto il modo in cui prendi le cose e le usi per punirti»”

“«So com’è», disse Julius. «Ho queste stesse reazioni impulsive davanti alle critiche. Ma lascia che ti dica cosa ho imparato a fare. Il vero trucco sta nel pensare al feedback come un dono, ma prima devi decidere se questo feedback è preciso. Il modo in cui io procedo consiste nel controllare in me stesso e chiedere se corrisponde alla mia esperienza di me stesso. C’è per caso una parte, anche solo un pezzettino, persino un cinque per cento, che sembra vera? Cerco di rammentare se altre persone in passato mi avevano dato una risposta simile. Penso ad altre persone con le quali io possa controllare la cosa. Mi chiedo se qualcuno non stia lavorando su uno dei miei punti ciechi, qiualcosa che loro vedono e che io non riesco a vedere. Puoi provare a farlo?»”

“«Quindi, mea culpa. Mi piace essere ammirata, mi piace essere amata e adorata, mi piace l’amore».
«Platone», intervenne Philip, «ha osservato che l’amore è in colui che ama, non in colui che è amato».”

“«Ha sollevato della roba pesante. E’ vero che non riesco a relazionarmi con le donne? Vorrei dire che non è così. C’è mia sorella – le sono molto vicine, piuttosto – e un paio di altre procuratrici del mio studio, ma, Bonnie, probabilmente stai mettendo il dito su qualcosa… decisamente c’è più carica, c’è più eccitazione per me nelle relazioni con gli uomini».”

“Nella fase iniziale della formazione, i terapeuti vengono addestrati a concentrarsi sulla responsabilità che i pazienti hanno in tutti i fatti cruciali della propria esistenza. I terapeuti maturi non accettano mai in quanto tali i resoconti fatti dai pazienti a proposito dei maltrattamenti subiti dagli altri. I terapeuti sanno invece che, entro un certo limite, gli individui contribuiscono a creare il proprio ambiente sociale e che le relazioni sono sempre reciproche.”

“«Ma Pam, hai parecchio da lavorare sul tuo rapporto con gli uomini. Ti hanno fatto passare dei brutti periodi, ma, d’altra parte, tu ci odi. Tutti noi. Difficile sapere qual è l’uovo e qual è la gallina».”

“«Oh, si. Philip». Parlò direttamente a Philip, a differenza di quel ch aveva fatto con gli altri membri. «Vediamo… non penso che tu mi giudichi, ma non sono certo che questo sia del tutto un complimento. Sembra piuttosto che tu non voglia avvicinarti abbastanza o essere abbastanza coinvolto da me da non prenderti nemmeno la briga di giudicarmi».”

“Intervenne Pam «Buber è un filosofo ebreo tedesco morto una cinquantina di anni fa, la cui opera esplorava il vero incontro tra due esseri: la relazione “io-tu”, completamente presente e premurosa, contrapposta all’incontro “io-esso” che nega l”io’ dell’altro e usa, invece di correlare. E’ un’idea che è saltata fuori parecchie volte qua dentro: quello che Philip mi ha fatto in passato è stato usarmi come un ‘esso’».”

“E qual è la cosa più terribile della noia? Perché ci affrettiamo a dissiparla? Perché è uno stato privo di svago che abbastanza presto rivela sgradevoli verità sottese all’esistenza: la nostra futilità, la nostra esistenza insignificante, il nostro inesorabile progredire verso il deterioramento e la morte.”

“«La tua soluzione ai problemi è una pseudosoluzione; non è affatto una soluzione, è qualcosa d’altro, è un abbandono della vita. Tu non sei nella vita; tu non ascolti davvero gli altri, e quando ti sento parlare non mi sembra di ascoltare un essere vivo, che respira».”

“«Ma lascia che ti dica una cosa che non è mai stata detta prima. Mi piace guardarti, ma adesso mi sto rendendo conto di quanto il tuo bell’aspetto sia una barriera al vederti o al conoscerti, forse quasi la stessa barriera che si ha quando una donna è brutta o deforme».
«Ehi, questo sì che è un bel trauma. Grazie. Stuart»
«Rebecca, voglio che tu sappia», disse Julius, «che anch’io sono colpito dal fatto che ti fidi di noi fino a confidarci la tua fantasia sul profumo. Confondi la tua bellezza con la tua essenza. E poi quello che succede, come Stuart ha messo in evidenza, è che gli altri non si relazionano alla tua essenza ma alla tua bellezza».”

“«Se metti in gioco roba vera, ne tiri fuori roba vera!»”

“Gill non era a suo favore, quanto piuttosto contro Pam.”

“«So che mia moglie mi trova spesso tedioso; il suo termine favorito per me è assente, e immagino che il gruppo mi stia dicendo la stessa cosa. Sapete, credo di aver messo la mia empatia all’ammasso»”

“Bonnie lottava per venire a patti con un paradosso centrale: la rabbia nei confronti dell’ex marito per averla lasciata e il suo sollievo per l’essere uscita da una relazione con un uomo ce fondamentalmente non le piaceva.”

“Ogniqualvolta un comportamento della coppia migliorava nella terapia, l’omeostasi della relazione matrimoniale ne era sconvolta e, se il matrimonio non era destinato a sciogliersi, anche il partner doveva necessariamente cambiare.”

“«Liberarsi dalla rabbia è il migliore dei progressi. Concordo sul fatto che tu sia troppo legata ai tuoi odi. Vorrei che si potessero scattare delle istantanee di questi processi liberatori per uso futuro… per vedere esattamente come hai fatto».”

“Tony annuì. «La differenza tra prendersi la responsabilità per quello che si è fatto o rimproverare qualcun altro?»
«Precisamente» disse Philip, «e, come ho sentito dire a Julius, la terapia inizia quando termina il rimprovero ed emerge la responsabilità».”

“«Io sono cambiata», continuò. «Sono davvero convinta, adesso, che sia possibile perdonare la persona ma non l’atto. Penso che sarei capace di perdonare un Philip mutato. Ma lui non è mutato. Mi chiedi perché possa perdonare Julius: be’, guardalo: non cessa un attimo di dare. E, come sono sicura vi siete tutti immaginati, ci sta dando un ultimo dono d’amore: ci sta insegnando a morire.»”

“Philip intervenne: «Riforma? No, questo non è preciso. L’idea di riforma non ha alcuna parte in quello che è successo. LAsciate che chiarisca: non ho mutato la mia vita o, come è stata impostata la cosa, la mia ossessione sessuale in virtù di una risoluzione morale. Sono mutato perché l amia vita era un’agonia che non poteva essere sopportata oltre.»”

“Continuare a usare la stessa soluzione anche quando il problema è scomparso, è come portare una benda quando la ferita si è rimarginata da un pezzo».”

“Lutero elevò la propria nevrosi a quella di paziente universale e quindi cercò di risolvere per il mondo quello che non era in grado di risolvere per se stesso.”

“«Quindi qual è il vero te stesso?» insistette Julius.
Philip guardò Julius dritto negli occhi: «Un mostro. Un predatore. Un solitario. Un assassino di insetti». Gli occhi gli si riempirono di lacrime. «Pieno di una rabbia cieca. Un intoccabile. Nessuno che mi abbia conosciuto mi ha amato. Mai. Nessuno potrebbe amarmi».
Improvvisamente Pam si alzò e si diresse verso Philip. Fece segno a Tony di cambiare posto con lei e, sedendosi accanto a Philip, gli prese la mano tra le sue e disse con voce dolce: «Io avrei potuto amarti, Philip. Eri l’uomo più bello, più magnifico che avessi mai visto. Ti ho telefonato e scritto per settimane dopo che ti sei rifiutato di rivedermi. Avrei potuto amarti ma tu hai inquinato…»”

“I clinici che lavorano con pazienti moribondi hanno osservato che l’ansia della morte è maggiore in quelli che sentono di aver vissuto una vita incompiuta. Un senso di appagamento, nella «consumazione della propria vita», come la mette Nietzsche, diminuisce l’ansia della morte.”

Le lacrime di Nietzsche, Irvin Yalom

Descrizione ♦

Un giorno di ottobre del 1882 Josef Breuer, quarantenne geniale psichiatra, medico personale a Vienna di artisti e filosofi come Brahms, Bruecke e Brentano, è al Caffè Sorrento assieme ad una giovane donna che non conosce, ma che lo ha convocato nel rinomato caffè veneziano per una “questione di estrema urgenza” riguardante addirittura il “futuro della filosofia tedesca”. Lei si chiama Lou Salomé ed è di inusuale bellezza: fronte poderosa, mento forte, scolpito, luminosi occhi azzurri, labbra piene e sensuali, capelli biondo argento raccolti in una crocchia che le lascia scoperte le orecchie e il lungo collo aggraziato. Si è tolta il manto di pelliccia e, guardandolo direttamente negli occhi, con voce ferma gli ha detto di temere per la vita di un suo caro amico: Friedrich Nietzsche, il pensatore tedesco che, secondo Richard Wagner, ha “regalato al mondo un’opera senza pari”. Ha spiegato che il filosofo è preda di una profonda prostrazione che si manifesta con una moltitudine di sintomi: emicrania, parziale cecità, nausea, insonnia, febbri, anoressia, e che lo porta ad assumere pericolose dosi di morfina… Così Josef Breuer, stimato medico ebreo, futuro padre della psicanalisi, uomo dal comportamento ineccepibile e tuttavia oppresso anche dai legami e convenzioni della vita borghese e matrimoniale apprende della disperazione estrema di colui che diverrà il suo più illustre paziente. Breuer sottoporrà il filosofo alle sue cure, basate sulla convinzione che la guarigione del corpo passi attraverso quella dell’anima. E tra lui e Nietzsche, in numerose sedute si instaurerà un dialogo serrato e coinvolgente durante il quale Breuer cercherà invano di arrivare alle radici del male oscuro del filosofo e di indurlo ad aprirgli il cuore. Soltanto alla fine avrà l’idea risolutiva: vestiti i panni del paziente e confessando tormenti, pene e preoccupazioni a Nietzsche, riuscirà a infrangerne l’impenetrabile isolamento e a provocare in lui una liberatoria catarsi emotiva.

 

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Citazioni ♦

“Spero, dottor Breuer, che verrà il momento in cui non vi sarà più uomo o donna che debba subire la tirannide delle fragilità altrui.”

“La mia vita è diventata tutta un viaggio, al punto che comincio a pensare che la mia unica casa, l’unico luogo familiare a cui torno sempre, sia la mia malattia.”

“Troppa autorevolezza, troppe opinioni e conclusioni prestigiose finiscono col tarpare le capacità immaginative sintetiche di un individuo.”

“La gioia di venire esaminato appariva anzi tanto profonda da convincere Breur che la vera pena dell’essere vecchi, di rimanere soli, di sopravvivere agli amici fosse rappresentato proprio dal fatto di non subire più un esame, dall’orrore di vivere una vita che passa inosservata.”

“Di solito la domanda importante è quella che non viene posta!”

“Non è la verità ad essere sacra, ma la ricerca della propria personale verità. C’è forse un atto più sacro della ricerca di se stessi?”

“Voi vi chiedete come sarebbe una conversazione in cui fosse imposto di non nascondersi nulla: personalmente credo che il suo vero nome sia inferno.”

“Scrivo con il sangue, e la migliore verità è cruenta!”

“«Credo sia possibile» continuò Breuer «che un individuo scelga inavvertitamente una malattia, scegliendo un modo di vivere capace di produrre stress.»”

“La vera domanda è: «Quanta verità posso sopportare?»”

“Perchè mai questo paziente che non vuole essere curato va a cercare consulto?”

“«Voi presumete che i vostri atteggiamenti siano universali e quindi cercate di capire per tutto il genere umano ciò ce non siete capace di capire di voi stesso».”

“«Avete detto che la vita è lunga e che spesso è lungo anche il decorso di guarigione dei pazienti. Avete detto che possono imparare qualcosa da un medico e poi portarselo in giro in testa per essere magari pronti a fare di più un giorno o l’altro, nel futuro. E che nell’occasione voi avevate esercitato il ruolo per il quale quella donna era pronta».
«Allora?» tornò a chiedere Breuer.
«Allora può darsi che ciò sia vero anche per il professor Nietzsche. Forse le vostre parole le sentirà quando sarà pronto. Una volta o l’altra, forse, in futuro».”

“«Lo vedi Josef, lo stai facendo anche adesso! Continui a cercare di trovare falle nella sua filosofia. Dici che è un genio. E allora, se è questo genio, forse dovresti imparare da lui, invece di cercare di batterlo!»”

“Tanto per cominciare, perché, pur in preda al dolore, si era dimenticato di riporre il cloralio nella valigia? Non si è forse responsabili anche delle proprie dimenticanze?”

“Quindi si era senza dubbio fidato di loro, aprendosi. Altrimenti non potrebbe esserci tradimento.”

“Freud scosse vigorosamente il capo.«Assolutamente no! Questa purificazione, questa confessione sarebbe fatta per il tuo bene, non per il suo. No, io credo che, se vuoi veramente aiutare il tuo paziente, ti tocchi convivere con la menzogna».”

“«Lo sai chi preferirei avere come paziente? L’altro, quello che ha invocato aiuto!»
«La coscienza inconscia imprigionata nel tuo paziente, vuoi dire?»
«Sì» rispose Breuer, porgendo al cameriere una banconota in fiorini senza verificarne il taglio, come del resto non faceva mai. «Sì, lavorare con lui sarebbe parecchio più facile. Sai, Sig, forse lo scopo della cura dovrebbe essere proprio quello: liberare la coscienza nascosta, consentirgli di chiedere aiuto alla luce del sole».”

“«Non confondete la scarsa eleganza con l’insensibilità, dottor Breuer. Ricordate che sono una persona solitaria, come vi ho preavvisato.  Non sono abituato a un rapporto sociale disinvolto e caloroso»”

“Infatti non è mai realmente possibile essere aiutati da un altro: si deve trovare la forza fi aiutarsi da sé”

“«Forse» commentò Nietzsche «è soltanto comportandosi da uomo che l’uomo concede alla donna di essere donna».”

“Nietzsche commentò «Questo pentimento coninuo a non capirlo. Se aveste accettato Eva, in che cosa sareste diverso, ora?»
«Diverso? Cosa c’entra con tutto ciò l’essere diverso? E’ stata un’occasione unica, che non mi si ripresenterà mai più».
«Ma è stata anche un’occasione unica per dier edi no. Per replicare con un benedetto no a una predatrice. E quest’altra opportunità non ve la siete lasciata sfuggire».”

“«Non erano parole sue: a parlare era il delirio».
«Ma il delirio di chi?» Chiese Nietzsche.
«Be’, il suo, ovviamente, che però non comportava alcuna sua responsabilità, non più di quanto si possa essere ritenuti responsabili dei casuali, bizzarri eventi di un sogno. In un simile stato la gente dice cose strane, incoerenti.»
«A me le parole di quella giovane non sembrano affatto casuali né incoerenti. Siete stato voi, dottor Breuer, a dire che devo interrompervi con qualisasi considerazione mi venga in mente . Consentitemi dunque di farne una ora: trovo ben singolare che voi siete responsabile di tutti i vostri pensieri e di tutti i vostri atti, quando lei» e Nietzsche lo disse con voce ferma, agitandogli davanti l’indice, «lei, in virtù del suo disturbo, è esonerata da tutto».”

“Come faccio a fargli capire che i suoi problemi invocano attenzione unicamente al fine di fargli oscurare ciò che lui non desidera vedere?”

“Quando un amico ha bisogno di un posto per riposare, meglio offrirgli una branda dura!”

“La sua forza viene consumata dalle passioni animali, e anche la sua ragione. Tre donne se lo disputano, e lui è loro grato. Lecca le loro zanne insanguinate. “

“«Quindi il problema non è che il sesso esista, ma il fatto che fa scomparire qualcos’altro, qualcosa di più prezioso, di infinitamente più prezioso! Passione, eccitazione, voluttà: sono loro che ci schiavizzano! La marmaglia passa la vita come un suino che si ingozza al trogolo della lussuria»”

“«Per sconfiggere la passione occore una grande passione! Troppi uomini si sono infranti sulla ruota di passioni meschine».”

“Nulla deve interferire con la formazione dell’eroe che c’è dentro di voi. E se a ciò si frappone la lussuria, allora va superata anche’essa.”

“«E’ più facile, di gran lunga più facile, obbedire a un altro che comandare a se stesso».”

“«Dovete scegliere tra agio e vera ricerca! Se scegliete la scienza, se scegliete di essere liberato dalle consolatorie catene del soprannaturale, se come affermate scegliete di rifugire dalla fede per abbracciare un mondo senza Dio, allora non potete con lo stesso alito anelare ai mescini confronti del credente! Se uccidete Dio, dovete anche abbandonare il sicuro rifugio del tempio».”

“«Confuso, è andato a cercare la fonte della propria ansia tra il ciarpame della mente. Ed ecco così che lo troviamo oggi: intento a frugare nella spazzatura come se la risposta fosse lì. E chiede anceh a me di frugare con lui!»”

“«Chi vi ha mai promesso conforto? Ah, dormite poco, eh? Ah! E chi vi ha mai promesso un buon sonno? No, il problema non è il disagio. Il problema è che questo disagio voi lo provate per la cosa sbagliata!»”

“Lui cerca di capirmi troppo bene, tenta di ottenere da me indicazioni specifiche con la lusinga. Vuole scoprire il mio modo per farne il proprio. Ancora non capisce che esistono un metodo mio e uno altrui, ma non il metodo. E le indicazioni non le chiede in forma diretta, ma adotta la lusinga, fingendo però che sia qualcos’altro: cerca di convincermi che essenziale al procedere del nostro lavoro sia il mio rivelarsi, che ciò lo aiuterà a parlare, ci renderà più ‘umani’ insieme, come se essere umani significasse avvoltolarsi insieme nel letame! Io cerco di insegnargli che chi ama la verità non teme le acque tempestose e sudicie. Ciò che temiamo è l’acqua bassa.”

“«Non impossessarsi del progetto della propria vita significa fare della propria esistenza un accidente».”

“«Se nessuno, ascolta viene semplicemente naturale gridare!»”

“«Tutti i padri muoiono – il vostro, il mio, quello di ciascuno di noi – questa non è la spiegazione di un male. Io amo le azioni, non le scuse. Il tempo delle scuse – per Bertha, per voi stesso – è passato». E detto questo Nietzsche chiuse il taccuino. La seduta era finita.”

“E’ dall’inizio che va dichiarando come la crescita sia più importante dell’agio.”

“Ha così tanta paura che qualcuno gli faccia del male? Sarà per questo che non osa essere se stesso? Per questo che desidera soltanto felicità da poco conto? E lui la chiama virtù. Mentre il suo vero nome è vigliaccheria!”

“Se una guarigione svilisce il guaritore, è possibile che innalzi il malato?”

“«Il punto, Josef, è che non bisoga necessariamente rinunciare alla passione. Però bisogna cambiarne le condizioni».”

“«L’incanto chiede oscurità e mistero» lo interruppe Nietzsche. «E forse il suo mistero è stato annullato dalla consuetudine di 14 anni di matrimonio. Forse la conoscete troppo bene. Forse non sapete reggere l’autenticità di un rapporto con una bella donna».”

“«La donna più desiderabile è anche quella che fa più paura. E non, naturalmente, a causa di ciò che effettivamente è, quanto piuttosto di ciò che facciamo noi. Molto triste!»
«Triste Friedrich?»
«Triste per la donna, che non viene mai conosciuta nella sua vera realtà, e triste anche per l’uomo. Una tristezza che mi è nota».”

“«La vita borghese di facciata è mortale, è troppo visibile,, se ne vede troppo chiaramente la fine, e tutti gli atti che via via portano a questa fine. Sembra folle, lo so, ma la doppia vita è una vita in più. Offre la promessa di un prolungamento della vita stessa».
Nietzsche annuì.
«Secondo voi il tempo divorerebbe dunque la possibilità della vita di facciata, mentre quella segreta sarebbe inesauribile?»”

“«Che cosa intendente?»
«Che voi siete solo come prima, come ogni individuo è condannato a essere. Però vi siete costruito una vostra immaginetta sacra e vi riscaldate della sua compagnia. Forse siete più religioso di quanto crediate!»”

“Che esista un oblio attovo? lo scordarsi di una cosa non in quanto non importante ma al contrario in quanto troppo importante?”

“Verrà il giorno in cui gli uomini cesseranno di avere paura del conoscere non travestiranno più da ‘legge morale’ la debolezza, troveranno il coraggio di rompere il vincolo del comanamento. Allora avranno fame della mia sapienza viva. Allora avranno bisogno della mia guida, una vita priva di fede ma ricca di scoperte. Una vita di vittorie. Di libidine vinta. E quale libidine è più forte di quella del sottomettere?”

“Si consideri ciò che Bertha significa per lui. Fuga, pericolosa, dal pericolo della vita sicura. E anche passione, e mistero, e incanto. E’ la grande liberatrice che reca la sospensione della condanna a morte. E’ dotata di poteri sovraumani; è la culla della vita, la grande madre che confessa: perdona tutto ciò che vi è in lui di selvatico e bestiale. Gli assicura una vittoria certa su tutti gli avversari, corollario di amore duraturo, compagnia in eterno, esistenza perenne nei di lei sogni. E’ uno scudo contro i denti del tempo, gli offre riscossa dall’abisso dell’intimo, sicurezza dalla sottostante voragine. Bertha è una cornucopia di mistero, protezione e salvezza! E questo, Josef Breuer lo chiama amore. Mentre il suo vero nome è preghiera.”

“E’ così che noi uccidiamo gli dei, consacrando però la loro sostituzione: maestri, artisti, belle donne. E così Josef Breuer, scienziato di fama, beatifica per quarant’anni il sorriso adorante di una bimbetta di nome Mary.”

“Noi scettici dobbiamo essere vigili. E forti. L’impulso religioso è feroce. Si consideri come Breuer, un ateo, anela a persistere, a essere osservato in eterno, perdonato, adorato, protetto.[…] Il nemico è formidabile; la fiamma della frode viene inesauribilmente alimentata dalla paura della morte, dell’oblio, dell’insignificanza.”

“«Eppure» continuò Nietzsche in tono accalorato «io sono convinto che voi due non abbiate in alcun modo un rapporto privato. Credo al contrario che la vostra ossessione si risolverà quando potrete rispondere a una domanda di capitale importanza: ‘Da quante persone è composto questo rapporto?’»”

“«Il paradosso, il vostro vero paradosso, è che vi dedicate alla ricerca della verità, ma non sopportate la vista di ciò che scoprite».”

“«Voi ponete domande di cui conoscete la risposta» ribattè Nietzsche.
«Se sapessi la risposta, perché porrei la domanda?»
«Per evitare di consocere la vostra risposta!»”

“«Il mio insegnamento è che la vita non dev’essere mai modificata, o repressa, a causa della promessa di un qualche altro tipo di vita futura. »”

“«Per costruire figli devi prima costruire te stesso. Altrimenti i tuoi figli saranno frutto dei bisogni animali, o della solitudine, o serviranno soltanto a rappezzare i buchi che hai nell’intimo. Il tuo compito in quanto padre non è produrre un altro te stesso, un altro Josef, ma qualcosa di superiore. »”

“«Tu vuoi poter scegliere e contemporaneamente tenere aperte tutte le scelte. Un giorno mi hai chiesto di rinunciare alla mia libertà, la poca di cui godevo, se non altro quella di scegliere un marito, però poi vorresti mantenere aperta la tua preziosa libertà, aperta a soddisfare la tua lussuria per una paziente di ventun anni».

“Per la prima volta capì che lui e Bertha erano compagni di sofferenza. Non aveva scelto nemmeno lei la propria vita, ma al contrario era testimone delle stesse scene che si ripetevano all’infinito.”

“«Per tutti questi anni ho combattuto un nemico sbagliato. Quello giusto era l’invecchiamento, la morte, il terrore che provavo nei confronti della libertà. Incolpavo Mathilde di non consentirmi di affrontare ciò che avrei veramente voluto affrontare! Mi chiedo quanti altri mariti facciano la stessa cosa con la moglie».”

“«Comunque no, non credo di aver superato Muller. In realtà ho un’opinione completamente diversa: penso di averlo scaricato. Mi sono rifiutato di adottare la sua ricetta. O forse ho semplicemente preso coscienza dei miei limiti. Lui mi ha detto più volte: ‘Ogni individuo deve scegliere la verità che è in grado di tollerare’. E io credo di aver scelto».”

“Se non sappiamo abbracciare la nostra solitudine, useremo gli altri semplicemente come uno schermo nei confronti dell’isolamento. Soltanto se si sa vivere soli come un’acquila – senza alcun pubblico – ci si può volgere con animo innamorato a un’altra persona.”

“Grazie a te, ora so che la chiave al vivere bene è prima di tutto volere ciò che è necessario e poi amare ciò che si è voluto.”

“«Mi hai insegnato tu stesso che ciascuno di noi è composto di molte parti, ognuna delle quali esige di potersi esprimere. E noi possiamo essere ritenuti responsabili soltanto del risultato finale, non dei riottosi impulsi di ciascuna di tali parti.»”

“«Rimarrò sempre solo, ma che differenza, che mirabile differenza, scegliere quello che faccio. Amor fati… sceglilo il tuo fato, amalo».”

 

 

La madre di Dio, Leopold von Sacher-Masoch.

Descrizione ♦

In Sade sono le società razionaliste e atee, massoniche e anarchiche a essere l’elemento decisivo. In Masoch, lo sono le sette mistiche agricole, quali esistevano nell’impero austriaco. Uno dei suoi romanzi più belli, La madre di Dio, verte su tale argomento. In un’atmosfera rarefatta e soffocante, l’eroina Mardona, la madre di Dio, dirige la propria setta, la propria comune, in un modo al tempo stesso tenero, severo e glaciale. È severa, implacabile, fa frustare e lapidare; e tuttavia è dolce. Tutta la setta è del resto dolce e gaia, e però severa verso il peccato, ostile al disordine. Mardona ha una serva, Nimfodora, fanciulla graziosa e cupa, che dona il proprio sangue alla madre di Dio, affinché possa bagnarsi in esso, berne e non invecchiare mai. E ha un servo, Sabadil, che ama Mardona, ma in modo diverso ama anche Nimfodora. Mardona non lo tollera, e pronuncia la condanna: ‘È l’amore per la madre di Dio che porta alla redenzione, che costituisce per l’uomo una nuova nascita… Non sono riuscita a trasformare il tuo amore carnale in sentimento divino… Per te non sono che un giudice’. Richiede e ottiene il consenso di Sabadil al supplizio della crocefissione: Nimfodora inchioda le mani, lei stessa i piedi. Entra in un’estasi dolorosa, mentre, caduta la notte, Sabadil morente recita la Passione, e invoca ‘Perché mi hai abbandonato?’; e a Nimfodora: ‘Perché mi hai tradito?’.

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Citazioni ♦

“«E chi prova, Mardona, che sia proprio tu quella che Dio ha chiamato a rappresentarlo sulla terra?»
«Lo prova solo il fatto che tutti lo credono» rispose Mardona con grande calma.”

“Ciò che profana il tempio non è la presenza dell’uomo ma le sue cattive azioni.”

 

Sunset Park, Paul Auster

Descrizione ♦ 

“Sunset Park” è un libro molto intenso, scritto con uno stile freddo e asciutto, e che analizza i diversi rapporti umani che possono crearsi nella vita: le coppie in crisi che rimandano il più possibile la resa dei conti, il bisogno di sicurezza e stabilità e come questo sia troppe volte difficile da trovare, soprattutto se il passato è troppo pesante da sopportare, la necessità di scoprire sé stessi perché il senso di smarrimento che si prova a un certo punto non ti fa più vivere, il dover prendersi le proprie responsabilità anche quando si vorrebbe solo fuggire, la forza dell’amore nonostante l’età e l’inesorabilità del nostro destino. E lo fa grazie a tanti fantastici personaggi, ognuno ben caratterizzato e ognuno con una sua particolarità, un tratto peculiare della personalità in cui chiunque potrebbe specchiarsi. Il filo conduttore del baseball, un legame indissolubile tra padre e figlio che nemmeno sette anni di lontananza potrà spezzare. Così come ho apprezzato molto l’apparizione quasi casuale nella vita di tutti, in momenti e situazioni diverse, del film “I migliori anni della nostra vita”, un altro piccolo legame tra questi personaggi tanto diversi tra loro. Miles Heller ha ventotto anni e vive in Florida. Ha poco, eppure ha tutto: l’amore di un’adorabile ragazza di origini cubane, la passione trasmessagli dal padre per il baseball con le sue storie fatte di destino e casualità, e i libri, “una malattia da cui non vuole essere curato”. Il lavoro non è un granché, d’accordo, ma lui sembra farlo come se in quell’attività intuisse un misterioso legame con la sua esistenza: affinché le banche possano rimetterle in vendita, deve entrare nelle abitazioni abbandonate e fotografare gli oggetti che gli inquilini vi hanno lasciato. Ma Miles ha una vita precedente da cui negli ultimi sette anni è fuggito. E continuerebbe a farlo se il destino (o il caso) non si mettesse in mezzo: Pilar, la sua ragazza, è orfana e vive con le sorelle maggiori. Ed è minorenne. Così quando decide di trasferirsi da Miles, lui deve avere il loro consenso che ottiene corrompendo la più grande. Ma dopo qualche mese, Angela Sanchez inizia a ricattarlo. A Miles non resta che cambiare aria per un po’: in fondo Pilar sarà presto maggiorenne e nulla potrà separarli. Si rivolge all’unico amico con cui è rimasto in contatto, Bing, che insieme ad altri tre ragazzi vive a Brooklyn, in una casa occupata in una zona chiamata Sunset Park. Tornare a New York, la sua città natale, significa fare i conti con i motivi che l’hanno spinto ad andarsene di casa, significa chiarire definitivamente i motivi che hanno determinato la morte del fratello Bobby. 

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Citazioni ♦

“Vivevano sotto lo stesso tetto, ma avevano poco in comune a parte che i loro genitori fossero marito e moglie. Per carattere e attitudine, per predisposizione e comportamento, secondo ogni parametro in uso per stimare chi e cosa sia una persona, erano diversi, profondamente e inalterabilmente diversi. Con gli anni ognuno scivolò via nella propria sfera separata e, all’epoca in cui stavano procedendo a sussulti lungo la prima adolescenza, di rado si intersecavano ancora se non al tavolo della cena o nelle gite di famiglia. Bobby era brillante, sveglio e spiritoso, ma era un pessimo studente che detestava la scuola, ed essendo per giunta uno scavezzacollo avventato e spavaldo fu etichettato come un “problema”. Per contro, il suo più giovane fratellastro otteneva stabilmente i voti più alti della classe. Heller era taciturno e riservato, Nordstrom era estroverso e indisciplinato, e ciascuno pensava che l’altro affrontava la vita in maniera sbagliata”.

 

 

Altri libertini, Pier Vittorio Tondelli

Descrizione ♦

“Altri libertini” ha avuto fin dagli inizi una vita avventurosa: pubblicato nel 1980, sequestrato per oscenità e poi assolto dal tribunale (“con formula ampia”), è stato contemporaneamente giudicato dalla critica una delle opere migliori degli ultimi anni e ha imposto Tondelli tra i nuovi autori italiani più letti anche all’estero. I sei episodi, storie di gruppi più che di individui, legittimano l’adozione di una vera e propria soggettività plurale, di un Noi narrativo che fa del romanzo un ritratto generazionale.

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Citazioni ♦

“[…] al Posto Ristoro ci si dimentica piano piano di tutto perché la vita è davvero vita cioè una porcheria dietro l’altra e allora è come sbattere giù merda ogni giorno che poi ti dimentichi che fa schifo, e ne diventi magari goloso.”

“[…] prende la caraffa del Frascati e la rovescia addosso alle modenesi e dice che sono delle stronze e anche noi tre lo siamo perché non si vuole capire una sega di niente e che quelle come noi non vogliono far guerra al cazzo, ma soltanto addomesticarlo mentre il cazzo va domanto con la frusta e col fuoco e tutto questo si fa con le finocchie che son la vera rivoluzione, quindi anche con lei e la Benny.”

“Agosto è bello starsene a casa con la città vuota nessun rompiballe in giro, magari arrivi che senti la solitudine farsi pesante ma è un gioco diverso ed esser soli fa molto più male in mezzo alla gente, allora sì che è doloroso e pungono le ossa e il respiro è davvero brutto, come vivere un trip scannato e troppo lungo.”

“Avercele delle braccia grandi tutta la città per poterti coprire e stringere ovunque tu sia amore mio, avercela una lingua di mille leghe per leccarti e un uccello in volo sopra ai mari e ai monti e ai fiumi per raggiungerti affezionato mio caro, e per venirti dentro e strusciarti e spezzare così questa atroce lontananza e invece rimango solo, la notte tutt’intorno tace e la mia stanza invece urla e grida per te che non ci sei, io, io non ce la faccio proprio più.”

“[…] e lo so che non abbiamo un modello per il nostro amore, ma questo va anche bene perché ci obbliga a trovarcelo insieme tutti e due e crescere insieme e accettare quel che capita con tutte le conseguenze.”

“[…] ma io continuo a tenerlo sottobraccio perché sento che abbiamo bisogno uno dell’altro quel giorno così attaccati siamo un po’ più forti, ogununo nelle sue miserie.”

“Non si può impedire a qualcuno di farsi o disfarsi la propria vit, si tenta, si soffre, si lotta ma le persone non sono di nessuno, nel bene e nel male.”

“Insomma è Karla questo mio risveglio, Karla che nient’altro è che una ballata di Leonard Cohen, una canzone ubriaca e roca.”

“Ma il cineocchio mio amerà, oooohhh se amerà la fauna di questi scassati e tribolanti anni miei, certo che l’amerà. L’occhiocaldo mio si innamorerà di tutti, dei freak dei beatnik e degli hippy, delle lesbiche e dei sadomaso, degli autonomi, dei cani sciolti, dei froci, delle superchecche, e dei filosofi, dei pubblicitari ed eroinomani e poi marchette trojette ruffiani e spacciatori, precari assistenti e supplenti, suicidi anco ed eterosessuali, cantautori et beoni, imbriachi sballati scannati bucati e forati. E femministe, autocoscienti, nuova psichiatria, antipsichiatria, mito e astrologia, istintivi della morte e della conoscenza, psicoanalisi e semiotica, lacaniani junghiani e profondi.”

Un gioco da bambini, James G. Ballard

Descrizione ♦

Nel 1988, nell’esclusiva e nuovissima residenza del villaggio di Pangbourne, pochi chilometri fuori Londra, si verifica un massacro: trentadue adulti vengono trovati morti. Sono stati brutalmente uccisi nonostante i dispositivi di sicurezza e i loro tredici figli adolescenti sono scomparsi. Il delitto pare perfetto come il luogo in cui si è consumato, ed è durato solo pochi minuti. Nessuno sa come sia stato possibile e ne riesce a immaginare il motivo. Ma forse la risposta si trova nel fatto che in una società totalmente sana, in un contesto di ricchezza e abbondanza, dove tutto è predefinito e organizzato per ottenere il massimo della felicità, l’unica via di scampo è la follia. E forse sotto apparente perfezione si cela una realtà ben diversa. Per risolvere lo sconcertante caso, la polizia chiede l’aiuto di un consulente psichiatrico, il dottor Richard Greville. E saranno le sue indagini a svelare uno scenario inquietante cui nessun vuoi credere dal momento che si ipotizza la colpevolezza dei ragazzi.

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Citazioni ♦

“«Sa una cosa sergente? Le case degli altri ci sembrano sempre un po’ strane, ma queste, perbacco, lo sono davvero!»”

“«E non lo troveremo mai. Questi ragazzi non si stavano ribellando contro la crudeltà o la ferocia. Tutto il contrario, sergente. Quello che non riuscivano più a tollerare era il dispotismo della bontà. Hanno ucciso per liberarsi dalla tirannia dell’amore parentale»”

“Al Pangbourne Village, pensai, il tempo poteva scorrere sia in avanti che all’indietro. I suoi abitanti avevano cancellato sia il passato che il futuro e malgrado tutte le loro attività vivevano in un ben organizzato e monotono mondo senza tempo. In un certo senso, i ragazzi  avevano ricaricato gli orologi della vita reale.”

“«[…] non ne potevano più della dieta d’amore e comprensione che aveniva loro implacabilmente imposta al Pangbourne Village in base a un’dea delle esigenze dei giovano inventata dagli adulti. Quei ragazzi avevano una disperata fame di emozioni genuine, avevano bisogno di genitori che ogni tanto li disapprovassero, che si irritassero e si spazientissero, o persino che non riuscissero a capirli. […]»”

“Appare tuttavia evidente che le due autrici sono attratte, più che dall’atto sessuale in sè –  quei passaggi pornografici sono piuttosto sciatti e convenzionali – dalle profonde emozioni che lo accompagnarono. Si ha la chiara sensazione che per le due sorelle il sesso fosse semplicemente l’unico mezzo di cui i supercontrollati abitanti di Pangbourne disponevano per accedere al più brutale e reale mondo dei sensi.”

“Mentre visionavo il film ebbi, e non per la prima volta, la sensazione che quei ragazzi si stessero deliberatamente rifugiando nella follia quale unico mezzo per conquistare la libertà.”